pubblico retroattivamente questo testo. bello, gasato, scritto a caldo l’estate scorsa, ma mai pubblicato in attesa di capire se e quando la falesietta della valbaions avrebbe voluto essere resa “pubblica”!. adesso i lavori dei ragazzi sembrano essere finiti e la falesia agibile, domani c’è l’inaugurazione: evento inaugurazione su dondet.org
poche foto purtroppo visto che eravamo bell ingaggiati a scalare, e una topo un po’ misera, se riesco appena possibile la integro.
metto in fondo al solito le info tecniche per chi le volesse, senza sciropparsi tutti i viaggi mentali sui nomi, che comunque consiglio ahah! :D
buona ricerca della clessidra migliore!

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anche senza
anche senza nome. ci sono vie senza nome. che restano “il 6a di destra” o cose del genere. altre prendono invece i nomi degli apritori, altre nomi invece super fighi,che rappresentano un’epoca e che resteranno per sempre nella storia dell’alpinismo e o dell’arrampicata (tipo le vie della val di Mello).
e se nell’arrampicata il nome lo da chi apre una via, non sempre è così: nel mondo slack è passato per assodato un concetto meritocratico che il nome lo da chi la chiude per primo.. così poi quello più bravo da i nomi a tutto.. in slack polenta abbiamo deciso che il nome lo si decide insieme tra chi l’ha pensata e montata.. insomma, ognuno fa un po’ quel che vuole, ma battezzare è attività divertente, c’è poco da fare! dare un nome è molto figo. ci puoi mettere dentro cose, nascondere storie.
dare un nome può però anche essere difficile. quando quel nome deve rappresentare cose, unire animi, passare un messaggio, insomma, non banale. quest’inverno ci è capitato di dover cercare un nome per un collettivo in via di nascita ed evoluzione, e abbiamo passato delle settimane a sparare nomi.. in un collettivo il nome si decide insieme, e alla fine ha vinto terrealt(r)e. che bello, ci stava. però ecco, un nome che più mi piaceva era asine. o asinei. un nome che nobilitava un animale spesso sfigato, il povero asino, uno degli animali più resistenti! un nome senza pretese, perfetto per non darsi un tono, o per non prendersi sul Serio. e poi gli avevamo trovato un acronimo bellissimo: Anche Senza Inverni Nuovi Equilibri. l’opzione con la i finale poteva diventare un “da Inventare”. che cascava a fagiolo con quelle che erano le premesse iniziali di questo gruppo di persone, unite dal volersi opporre un progetto senza tempo di devastazione ambientale sotto l’egida della spinta economica dell’ormai tramontata industria del turismo invernale. specialmente visto che, a quel tempo, il collettivo sembrava volersi evolvere in qualcosa di più. voler spostare il livello del discorso, e provare a questionare l’esistente, e immaginare appunti nuovi meccanismi, nuove società, nuovi equilibri.
ma perchè vi racconto sta cosa? perchè ecco, “anche senza” è diventato un nome. a qualcosa l’ho appioppato e proprio, guarda caso nello stesso periodo. ma viene da un’altra storia, che in maniera curiosa si intreccia alla perfezione. specie poi se è più il tempo che sei in tangenziale che quello che passi a scalare, hai tempo di creare storie, farti viaggi, mentali e stradali, e intrecciarle a piacere.
val baione. grandiosa ed austera valletta laterale della ridente valle di Lozio. laterale della industriosa valle camonica. la perla della industrializzatissima valle padana. amen. valbaione, incastrata tra la bacchetta e la bagozza. roccia marcia, penserai tu, lettore miscredente (scherzo eh!). e invece, invece invece. no! cioè, anche, ma anche no! (e anche senza eh!)
arrivo al dunque, giuro. ma faccio ancora un piccolo pezzo di preambolo perchè tanto sta storia non ha fretta, è qui così per riempire un piccolo pezzo dell’internet.
villaggio degli alpinisti: gloriosa idea balzana, del capitalismo industriale che prova a pitturarsi di verde, come quando pitturano i pali degli elettrodotti: sono subito super green. ma anche patetici e forse era meglio che restassero nella loro coerenza. ecco quindi che l’industria del turismo, ormai alla frutta, non sa più cosa inventarsi per cercare di arginare l’evidenza. no solo che non riesce più ad espandersi (paradigma alla base dell’economia neoliberista), ma anche l’evidenza che quanto ha creato in passato era una bolla di devastazione: devastazione economica di territori che se già marginali, si trovano ora in braghe di tela.
se infatti queste “terre alte”, nella storia, si erano costruite poco a poco un’economia con le proprie peculiarità e risorse, si sono trovate spinte a rottamarla in quattro e quattr’otto, per convertirsi all’economia del turismo sull’onda dell’espansione della seconda metà del novecento. e ora che questa bolla, che campava sulle mode, sul nuovo sull’espansione indefinita, sta implodendo di fornte alla finitezza degli spazi e delle risorse di ambienti delicati e stretti come quelli montani, si trovano ora appese a un modello obsoleto, e a fare i conti con il doversi reinventare.
non mi dilungo, mi fermo qua per ora, perchè poi la devastazione causata dall’industria del turismo è anche ambientale (non mi dilungo parla da sola la montagna, basta guardar fuori dalla finestra) e soprattutto (psico)sociale, con l’effetto risultante della disgregazione delle comunità e lo spopolamento della gran parte delle valli alpine (si salvano quelle sufficientemente industriali o cittadinificate, ma va beh sto divagando scusate).
dicevamo quindi, che questo pitturarsi di verde per continuare la distruzione sta cercando nell’oggi quelli che potrebbero essere posti ancora non assoggettati da questo modello e quindi ai suoi occhi ‘terreno fertile per espandere!’. ed ecco che veniamo a noi: tra quei pochi posti ancora rimasti in qualche modo diciamo non troppo colpiti dalla devastazione precedente, la valle di Lozio sembra essere appetibile!
è infatti uno di quei posti che, forse per qualche alchimia strana, qualche energia del posto, o forse solo semplici motivazioni orografiche e o geografiche, sono rimasti non troppo colpiti dall’industrializzazione a scopo turistico della montagna, e quindi, in sostanza, non hanno impianti sciistici sul proprio territorio. dopo di chè ci sono villaggi di villette a schiera tutte uguali costruiti ex-novo, decine di case vuote in mano a proprietari lontani, insomma, non è che sia sfuggita del tutto, ma in buona parte Lozio è un posto molto fortunato sotto questo punto di vista (e non solo, è anche un posto molto figo!).
ecco quindi che diventa ottima e ideale preda per questo progetto: il villaggio degli alpinisti! indovinate un po’ chi non c’entra minimamente niente con sto progetto?? gli alpinisti? risposta esatta! un progetto a scopo turistico, volto al tentativo di puntare sul cliente danaroso ormai stufo di vedere devastazione, e cercare di spremerlo ancora per qualche anno, prima che si stufi anche di questo posto e vada altrove. ricadute positive? qualche anno forse qualche posto letto negli svogliati e saturi due / tre bnb del paese e qualche coperto in più per il ristorante del sindaco. altre ricadute? la perdita di un’occasione di interrogarsi su come cambiare ed evolvere, come far qualcosa davvero per chi vuole restare o chi vuole salire. invece no. si guarda massimo all’oggi, non all’ieri, perchè se no si smetterebbe definitivamente con ste stronzate, sicuro non al domani per lo stesso motivo.
ecco, la finisco con sta storia del villaggio eh giuro, ma mi serviva, per contestualizzare il nostro “anche senza” anche dal punto di vsita politico / sociale.
passiamo alle cose interessanti dai! roccia bella! giuro! spaziale!! ma proprio spaziale al livello di almayer insomma delle migliori placche presolanensi! calcare fotonico a buchi lavoratissimo, reglette tacche, scolpito! questo calcare è li in val baione, dove un lettore miscredente prima, non tu che leggi, un altro, aveva pensato che la roccia fosse marcia!
e questo pezzo di roccia spaziale non è scappato agli occhi attenti dei loziesi, che fortunatamente al loro territorio ci credono davvero e riescono anche a valorizzarlo in maniera brillante, a modo loro, sfruttando il supporto della popolazione che arriva tramite il GEL (gruppo escursioninsti lozio) e sbattendosi un sacco per fare cose, cose grandi e piccole, nelle loro corde e sul loro territorio! tra le altre mantengono i vari bivacchi, (presidio di incredibile valore sociale e politico e storico!! che miracolosamente resistono alle brame della speculazione montana!) tra cui quello ,stupendo in val baione! ecco che quindi viene l’idea di rendere questo pezzo di roccia, a pochi metri dal bivacco, una piccola falesietta in quota, una chicca per appassionati che sanno anche apprezzare un avvicinamento non da dieci minuti. che di posti così per non scalare nella ressa ce n’è sempre più bisogno.

l’idea mi ispira, i ragazzi salgono puliscono, mettono degli spit, però insomma, con una roccia così crivellata di clessidre.. perchè non provare a salire qualcosa.. “anche senza”?
saliamo insieme, scaliamo delle linee molto belle, che si aggiungono alle due preesistenti linee a spit (chiodate da?) dalla logica difficilmente intuibile, e alle linee chiodate dai ragazzi a fix dall’alto, col materiale del GEL.
nella prima uscita nasce “altri occhi”, a proposito di nomi, proprio scelto pensando a questo pezzo di roccia, come è stato interpretato in modi diversi: quanta più emozione quando fai qualcosa in maniera coerente con le tue idee. e quanto più ingaggio e soddisfazione ad arrivare in cima avendo risolto non solo il puzzle delle mani e dei piedi, ma anche quello dei friend e delle clessidre!
qualche settimana (mese?) dopo si torna con mars, e ci lasciamo ingolosire da quella fessura evidente là in mezzo. me ne ha parlato il mazzu, l’altra volta l’ho guardata e mi sono fatto incuriosire quanto intimorire. sta vola son gasato, dai proviamo! scalare qua è una danza. veramente, spettacolare! salgo pian pianino. incastri di mano perfetti. giuro! salgo salgo salgo e arrivo a pochi metri dal prato, ma sono li, bloccato su due alette svase. ho un buon friend poco sotto, ma non sembra che ci sia grande via d’uscita. o meglio se c’è è dura fes. forse troppo.
anni fa avevo letto un libro, in cui chi scriveva raccontava che stava scalando sto pilastro e si ritrova nel nulla. poi bo a un certo punto un qualche dio che si mette a pregare (o forse nella realtà lo bestemmiava insomma bo) comunque sto dio gli fa comparire un buco e lui si salva.
ecco, io li, inizio a pensare: eh beato quell’altro che aveva un dio da pregare. io mo che cazz faccio?? ahah! ovviamente la mia situazione è decisamente meno critica, ho decine oramai di ottime protezioni e potrei calarmi, però ecco, quando sei li, che sali scendi giri brighi e sbrighi e guardi e cerchi…
poi bo, nel mio ravanare strappo un cespuglietto e vedo che sta radice esce dalla roccia.. strappo un altro pezzetto e un altro ancora.. e compare un buchetto. fondo pure! wow! scava scava.. incredibile, alla fine quel buco è.. una clessidrina!! kevlarino subito! mi proteggo, e con lo stesso buco, alzo i piedi e sono fuori ai ciuffi!
che spettacolo!
un monotiro. una manciata di metri (beh saranno 30/35 ma sicuro non una bigwall). però in quella densità una.. montagna di emozioni e di piacere. della scalata, della ricerca, della fantasia e della scoperta. dell’incognito, soprattutto. che bello è avere la fortuna e il piacere e la possibiltà di avventurarsi su un muro non dico inesplorato, ma sicuramente a me “incognito”! chissà, se troverò una sequenza di appigli, e un dove proteggermi!? però via salire dal basso, a vista all’avventura! questa cosa ormai è una rarità incredibile!
e prima di calarmi devo subito prendere una decisione: lo lascio sto cordino? così sto rubando ai ripetitori la possibilità di salire davvero a vista e all’avventura a loro volta! però è anche vero che l’idea di questa falesietta era anche quella di tracciare itinerari trad anche per chi volesse un attimo avvicinarsi a questo mondo (e allontanarsi da quello malato della “sicurezza venduta dal pescivendolo”). alla fine il cordino per ora l’ho lasciato. tanto il bello di usare protezioni veloci è che in qualsiasi momento posso salire e toglierlo e tutto tornerà come prima. se verrete a provarlo magari gioirete di trovarlo. o gioirete di non trovarlo perchè qualcuno l’avrà tolto.. :D
nell’euforia che mi viene scendendo dal tiro, pieno di gratitudine e bellezza, per questo regalo della natura che è sta linea, pensavo proprio a quel buco.. e a quell’altro che pensava che il buco gliel’avesse messo dio! bah, comunque sia insomma, non voglio pensare di essere stato io bravo a trovarlo quel buco,era già lì, qualcun ce l’ha messo. ma chi? beh, quell che ha pensato la concarena, che era un gran pezzo di genio! e quest’entità insomma, l’ha fatto trovare “anche a un senza” dio come me.. e gliene ero grato! ecco in quel momento ero molto felice e da li era venuto il nome. “anche senza“: doveva essere “anche senza dio”. (un po’ una cit a ‘ne dio ne padrone’).
chissà comunque se sarei riuscito a passare.. anche senza quel buco! e poi che bello che si è potuti e si potrà passare di lì anche senza spit! ecco insomma, questi svarionamenti mi sono venuti nei minuti successivi, e quindi il nome era abbastanza obbligato!
siamo poi tornati ancora, con la marta e con il colle, pulito un po’ e scalato altre linee! sono nate “gasaloh“, un mix di gaso e “loh”, dialettale per lozio in dialetto loziese, altra linea superba che corre a fianco a una delle linee a spit preesistenti e le fa il verso, con una parte bassa intensa su fessurine e una parte alta più facile di goduria estrema. è nata “totemtazioni“, piu facile ma con un bel runout sulla placca sopra: si mette un totem viola bomba in un buco e poi si naviga a vista seguendo una sequenza di piccole tacche in una placca spaziale! purtroppo è stata salita in seguito alla spittatura quindi nel navigare bisogna non farsi distrarre dalla tentazione di usare gli spit, ma restare fedeli al proprio.. totem!
per completare il quadro ci sono anche lo “spigoloh” e “la spigola“, che salgono le due facce dello spigolo all’estrema destra, che avevamo salito con la marta la prima volta: più tranquille, per iniziare, ma comunque mai banali, con ottime possibilità di proteggersi ma comunque tutte da scalare. e poi c’è “la classica”, il diedro centrale, salito da mazzu robi e andre, che segue la linea più logica, regalando due belle sezioni in diedri fessurati ottimamente proteggibili, con bella arrampicata, interrotti da un piccolo ma estetico traversino. si può continuare con un altro tiro fino alla sommità della falesia.
insomma per tirare le fila del discorso, e poi metto la parte tecnica, comunque si cazz, è ancora possibile forse, scalare anche senza! senza gli spit per forza ovunque, senza fare le code, senza che qualcuno ti dica come e cosa fare e ti racconti la sua morale su una presunta sicurezza inesistente. e poi beh, tornando al discorso iniziale sui mondi altri, che avevano ispirato questo nome beh: da sola la valbaione difficilmente verrà abitata (anche se in tempi di riscaldamento climatico mai dire mai ahaha!) però ecco, credo che già questa idea, di prendersi cura di una pezzo di mondo, senza chiedere niente a nessuno, mettendoci la voglia e il gaso, portando su le cose, rendendole belle. ecco, questo è già un qualcosa che nel suo piccolo rema fortemente contro le logiche del capitalismo green dell’industria del turismo, dove tutto è fatto in ottica mordi e fuggi, per essere venduto e non restare. ecco, chi lavora a progetti così, chi mantiene i bivacchi e i sentieri, anche se vogliamo un po’ per se, credo faccia qualcosa di molto più utile e vero, che le cose fintamente altruistiche fatte solo come specchio per le alloddole di dei fantomatici “altri” che sono non sono poi altro che dollari che camminano (volenti o nolenti). quindi chapeau al GEL e ai e alle loziesi per quel che nel loro piccolo fanno, chissà che creando questa falesia siamo riusciti un po’ a ricordare che si può fare un po’ anche senza questa merda di sistema, che si vesta da industria del turismo o da istituzionalismo green.
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info tecniche
i tiri sotto descritti salgono su una parete a pochi minuti dal bivacco della val Baione. è una parete di calcare fantastico, in quota, a 2000 metri esatti. la parete è alta una 50/70 metri nel punto piu alto, e vi corrono diverse tipologie di itinerari, di max due tiri, che cercano di coesistere, con i loro stili diversi. ci sono tiri a spit e altri, relazionati qui sotto in stile “trad” moderno, ossia senza niente in parete per la progressione, e dove occorre proteggersi con quello che offre la roccia. sono stati saliti rigorosamente dal basso a vista, senza sapere dove si stesse andando, con dadi friend e cordini (niente chiodi per noi), e in arrampicata libera.
accesso
da sommaprada di Lozio (BS), prendere per la chiesetta di santa cristina, quindi su per la valbaione, fino al bivacco (1.45/2h carichi dal parcheggio). dal bivacco, la parete è evidente sulla sx guardando verso il passo di baione (nord). si raggiunge in 5/10 min dal bivacco.
esposizione e periodo
la falesia è esposta a sud pieno. questo fa in modo che sia scalabile anche nelle mezze stagioni nelle giornate di sole, così come d’estate con un minimo di nuvole o in giornate non troppo calde. purtroppo resta un filo troppo calda al sole d’estate. è perfetta da abbinare alle vie all’ombra sulle pareti nord della bacchetta (se fa calo si scala a nord, la sera e o il giorno dopo in falesia :D)
acqua
non c’è acqua da nessuna parte dopo il parcheggio di sommaprada
dormire
il bivacco ha una dozzina di posti letto su tavolato di legno
ferraglia
il materiale da portare sono una serie abbondante (o due a seconda della confidenza) di friend (dai piccoli (micro non indispensabili) al 3, qualche kevlar aperto e dadi a piacere.
discesa
ci si può calare da quasi tutti i tiri utilizzando le soste delle vie a spit. per le vie di sx, che non arrivano in cima alla parete, si può comunque sostare alla cengia erbosa e continuare fino alla sommità sfruttando la seconda lunghezza del diedro centrale o salendo per rocce più facili sopra alle vie di dx.
itinerari
sono descritti nel testo sotto, si trovano facilmente essendo le linee logiche della parete. si indica il tracciato approssimativo (sono linee trad, a voi trovare la strada giusta :D) con i colori qui sotto. i gradi sono da intendersi come moolto indicativi e da considerarsi obbligati. la proteggibilità è cmq sempre buona, provo a indicarla cmq con la gradazione R.

verde: anche senza (duretta*)
bianco: totemtazioni (duretta*)
azzurro puntinato: il diedro (by mazzu andre e robi) (IV+ / R2)
verde scuro: gasaloh (duretta*)
azzurro: altri occhi (duretta*)
arancio: spigoloh (V+ / R2)
viola: la spigola (V / R2)
*dove “duretta” lo tradurrei in qualcosa tra il (VI e il VII / R2)