di questa salita sono proprio orgoglioso.

ha tutti gli ingredienti per piacermi e per piacere. ma ha anche qualcosa in più. cioè, ci sono cose sulle quali puoi avere un certo livello di controllo sul risultato. non so, quando fai una torta, tu puoi impegnarti un botto, scegliere bene tutti gli ingredienti, scegliere di seguire scrupolosamente la ricetta (piuttosto che di non seguirla), eccetera. se fai tutto a puntino il risultato dovrebbe essere da manuale.
eppure non sempre sempre è così. c’è qualche spiraglio di incontrollabile (non so, cade tensione a metà cottura) che potrebbe rovinare tutto. ma poi ci sono anche dei fattori più sottili, non so, l’aria l’acqua, la carta forno. insomma, non si può mai controllare tutto, ma spesso se ne può controllare buona parte.

in altri contesti invece l’incognito ha una ruolo fondamentale. tipo qua, quando siamo andati a curiosare su sto spigolo… beh si avevo sbinocolato, col sole, con l’ombra, con la neve, senza neve, al tramonto, all’alba.. no beh all’alba mai, ma era proprio l’unico step che mancava. però ecco, by fair means (ergo senza droni! :D), non puoi sapere. devi andare a conrollare, e se la signora Bagozza avesse deciso che c’è un pezzo di roccia marcia beh, la tua torta magari la dovevi buttare..
quindi parti con i tuoi dubbi e vai su a curiosare. e quando tutto fila liscio e il risultato è migliore delle aspettatve beh, ti senti grato a un qualcuno o un qualcosa, perchè sono andate dritte cose che non erano nelle tue corde, e la montagna ti ha messo li sta linea, bella estetica, sana, proteggibile, wow!

siamo saliti in un paio di puntate, in due belle giornate di primavera. accarezzando il calcare che si lasciava salire fluido, meravigliandoci della qualità della scalata e della roccia, seguendo la linea più logica e naturale.
è stato bello salire con due compagni non troppo avvezzi alla scalata tradizionale in ambiente esposto come questo, come d’altronde non è facile esserlo in un mondo che ti porta sempre in direzione della “sicurezza” illusoria dell’artificio. ma che si sono dimostrati affascinati e incuriositi e pronti a sposare la meraviglia della leggerezza di salire come vuoi e dove vuoi, e lasciare il tutto intonso per chi verrà dopo. e di gioire di non trovare nulla, e ringraziare col pensiero chi fosse eventualmente passato prima, e ha avuto per noi questo stesso riguardo!
è stato bello andare finalmente a ficcarci il naso dopo averla sognata e coccolata parecchio. e trovarla ancora pulita, nonostante le corde fisse che compaiono come funghi in valbaione, e restano per anni e anni, abbandonate, chissà da chi, chissà perchè..? forse volevano provare a legare la montagna?
insomma, è venuta fuori una linea molto estetica, sempre esposta, su roccia sempre bella, con difficoltà mai estreme ma neanche mai banali. e soprattutto una bella arrampicata! sempre bella, di qualità, di classe! ben proteggibile e godibile. e senza quel maledetto tiro marciotto di prato verticale che spesso rovina la continuità , ma è tanto comune in questi ambienti.
e che ambiente!


al solito il grande dilemma se relazionarla o meno, ma questa volta ho pensato fosse bene farlo, visto che ormai l’unico modo di “salvare” un pezzo di roccia, sembra quello di metterci un bollino..
e quindi ci siam divertiti a darle un nome, l’abbiam chiamata “via dei crap“..:
la via è stata salita in un periodo in cui stiamo mettendo energie nel provare ad aprire un circolino a Garda di Sonico. una scommessa, in tempi in cui il fascismo di stato e non, tende a chiudere uno a uno tutti gli spazi di aggregazione e socialità. l’idea di venire è nata proprio lì, al circolo, e mi piace pensare che sia già un primo risultato anche politico di questo piccolo tentativo di minare, foss’anche solo in superficie, lo status quo e i feudi del conservatorismo leghista che domina queste terre. per questo il nome, via dei crap, dal nome del circolo, ai crap, dove crap sta per Cultura, Restanza, Autogestione e Possibilità. valori tanto basici, quanto rivoluzionari, in un mondo dove domina l’ignoranza, dove la gente per stare bene deve fuggire, dove l’autorità e la gerarchia sono la base dell’organizzazione sociale, e dove il diverso e la sperimentazione non sono contemplati, e uniformarsi aderire al patto sociale sembra essere l’unico modo di essere accolti.
aggiungendo uno svarione allo svarione, al contrario “prendere la via dei crap” suona anche all’opposto, ossia il fuggire la società verso il mondo puro della montagna. la via dei crap è quella che prese il Pianetti, braccato dai carabinieri del re, rifugiandosi sul Cancervo, negli anfratti dei crap. non fu mai trovato e tutt’ora supporta tutti noi nella nostra quotidiana lotta.. :D

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alpi orobie, Bagozza sud, parete detta di punta anita
via dei crap allo spigolo nord-est
250m V+ (passi di VI) / II / R2
salita in due riprese, a giugno 2026 con Mirkez e Andre
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vista generale dal funtanì

la parte alta vista dal bivio del canale dell’arcobaleno (in discesa)

Accesso
da sommaprada di Lozio, prendere per la val baione, direzione bivacco. dopo circa un’oretta bella ripida, si raggiunge l’evidente “funtanì”: vasca d’acqua di gocciolamento, poco dopo aver superato l’evidentissima e impoennete parete di punta anita, sulla dx idrografica della valle. dal funtanì, si abbandona il sentiero per prendere l’evidente e ripido canale che parte pochi metri a valle dello stesso, in direz dello spigolo sx della parete. dal funtanì la linea si vede in buona parte.
si sale il canale, superando un paio di passetti di II/III grado, finchè gira a dx. si continua con qualche metro di facile arrampicata fino a un catino erboso, prima della congiunzione col canale che scende dalla bagozza. qui, in prossimità di una sorta di grotta sulla dx salendo, si trova sulla sx un’enorme clessidra, che si può utilizzare come sosta di partenza.
salita
un primo tiro facile, su banche erbose, in traverso verso sx faccia alla parete, porta a una pianta che si può utilizzare come s1. 30m III
l1: si rimonta sulla cengetta, si traversa a sx a prendere l’evidente diedro che si scala per tutta la sua lunghezza in direzione di due evidenti nicchie tonde: sotto a queste è rimasta la s2 su clssidrone molto bello, che si raggiunge con bella arrampicata ora nel diedro ora, volendo, in placca. 25m VI
l2: dalla sosta, puntare la continuazioen del diedro verso sx, logico. o si a diretti, oppure si può salire a proteggersi alle nicchette e poi traversare, up to you. quindi seguire in obliquo, ora piu facile affrontando un muretto sempre verso sx a saltare sulla spalla: qualche metro su roccia eccezionale ci porta alla s3, su clessidre. 35m VI
l3: da qui puntare alla bella placca a buchi sulla sx, che si sale sul suo bordo dx, obliquando verso dx, con percorso a piacere, per raggiungere sulla dx l’evidente cengia erbosa (con un cespuglio : cordone di calata). dalla cengia (che si tocca sul suo bordo sx), attaccare il bel diedro liscio obliquo verso sx: salirlo direttamente o sulla placca di roccia molto lavorata alla sua sx, fino la suo termine, quindi proseguire dritto una decina di metri per placche lavorate, verso una fessura verticale, che si rimonta con passo atletico ma non difficile, a prendere l’evidente diedro strapiombante fessurato in obliquo verso dx, che si vede bene già dalla s3. si può sostare qua nella fessura o continuare. 45m VI
l4: scalare il diedro su roccia eccezionale con arrampicata entusiasmante per una decina di metri, e rimontare nel canale superiore. qui o si prosegue per fessura dritto o per il diedro sulla dx. si può sostare a piacere nel canale. 20m V
l5: si attacca il bellissimo diedro fessurato di roccia azzurra: con qualche passo da offwidth e buoni incastri di pugno si rimonta il primo salto e si continua per tutta la sua lunghezza, fino a raggiungere un esposto pulpito, dove si può sostare o rimontare per sostare poco sopra al pratino. 25m V
l6: da qui attaccare la placca lavoratissima a buchi e costolette, puntando dritto, leggermente a dx, l’evidente diedro strapiombante logico punto di uscita: lo si raggiunge e scala con bella arrampicata esterna su buchi sempre belli e si rimonta su una zona di placchette più appoggiate dove, seguendo il logico, si esce per un’esile fessura che regala ancora un bel passo a uscire. salire la zona ora più appoggiata puntando all’abetino soprastante (a sx consiglierei, più comodo), dove si sosta. 45m V+
discesa
da qui si risalgono i prati verso la crestina, che si raggiunge con un’ultima rimonta su facili roccette. la si segue finchè si intravede, evidente, sulla dx, un canale erboso che porta verso il canale principale che scende dalla bagozza. prendere questo canalino, con attenzione causa erba scivolosa, aggiugnere il canale principale, che si scende fino alla congiunzione con il canale di accesso. a questo punto, due opzioni:
1. prendere a dx il canaale salito all’andata (opzione cmq valida, ma con qualche doppietta, per lo più attrezzata) – necessario se si lasciano gli zaini alla base
2. risalire pochi metri alla selletta di fronte a voi (ramo di sx scendendo): da quetsa sella, si scende a piedi, senza far calate, fino alla valle principale.
entrambe le opzioni di discesa sono facili e non presentano particolari difficoltà, solo leggermente scomode per il fondo poco battuto dei canali.