finale. ogni volta che dovevo andare a finale andavo alla fine a finire da qualche altra parte. finalemente invece, thanks to this awful weather, mi ritrovo in questa storica mecca dell’arrampicata sportiva. e finalemente ho la fortuna di assaggiare, oltre alla solita ma intramontabile focaccia ligure e le inaspettate trofie della spaghetteria, anche il famoso e perfetto calcare a buchetti della zona. e non solo. ho la fortuna di respirare a pieni polmoni l’atmosfera del finalese, del finalese del week end. l’atmosfera di un piccolo borgo che si riempie di gente che da tutto il nord italia fa il suo pellegrinaggio alla volta del clima mite e della buona roccia.
arrampicare a finale è zero ingaggio, è relax, è il piacere del gesto;;è contendersi i tiri asciutti dopo il temporale; è condividere i problemi del campeggio sotto il diluvio universale; è scambiarsi informazioni sugli accessi alle falesie, opinioni sui tiri; è incontrarsi in mezzo al bosco alla ricerca di una parete; è osservare la tenacia e lo stile degli altri; è mettersi alla prova su tiri duri oppure gustarsi tiri semplicemente per la loro bellezza;
arrampicare a finale è anche fare aperitivo insieme a gente che hai conosciuto in giro per le alpi durante l’inverno, con la quale hai condiviso ogni tipo di situazione, dalle vette alle condizioni estreme alle sessioni di falesia sotto la pioggia alle serate alpinistiche; è conoscere amici di amici con facilità, grazie a quel senso di fratellanza che viene dal condividere una passione grande e pura; è trovare la falesia piena di gente e prenerla con filosofia, come occasione d’incontro; è conoscere gente, e le sue storie, facendo sicura.
arrampicare a finale è raccontarsi aneddoti, per lo più alpinistici (ma anche di ogni) davanti a una birra o a un calice di vino; è rellentare un attimo e godersi per una volta senza fretta il proprio week end; è abbandonare le ore di avvicinamento, le incognite sulla parete, i pericoli d’ambiente. che sono tutti ingredienti che danno un sacco di gusto alle salite alpinistiche. ma che ogni tanto ci sta anche di lasciarli a casa.
arrampicare a finale è un’ottima soluzione. specie se scendi in buona compagnia e senza pretese. é divertirsi anche se non hai delle scarpe di ricambio e scende il diluvio più incredibile. e il giorno dopo devi girare coi sacchetti di plastica nelle scarpe e i tedeschi in campeggio ti sfottono. anche se la tenda gocciola e hai il sacco a pelo fradicio. anche se tu avevi portato il costume per fare il bagno e invece c’è un’aria che neanche in concarena o al becco quest’inverno. anche se ti appendi sul tiro più facile della giornata perchè non sei allenato a scalare su sti strapiombi.
andare a finale è una figata, anche se due giorni forse sono davvero troppo pochi. anche se di colpo ti ritrovi di nuovo in periferia di torino, ad aspettare un pullman verso il centro.
ma forse arrampicare a finale è anche guardare fuori dal finestrino tornando verso casa e ripensare al week end passato e a tutto quello che è successo e al tempo che è volato…
bella storia il finalese. :D