quant’è bbella serenella.

 

tutto è iniziato con l’idea di andare in falesia maturata davanti a un campari con l’aranciata amara la sera prima. la voglia di ghiaccio si era trasformata (purtroppo) in un appuntamento alle 12 per andare in valle dei mulini, chignolo dicevano.
arrivo alle 12 a casa del cok e ovviamente sta dormendo. lo faccio svegliare, lo convinco che non fa freddo e partiamo. arriviamo a rusio e… c’è un botto di neve! merda! io ho dimenticato le scarpe da avvicinamento e sono qua con le emerica. non so se avete presente. se no, beh immaginatevi una calzatura quanto di meno adatta a inerpicarsi sul sentiero che sale al chignol, tantomeno con 30 cm di neve. ok, ennesimo cambio di programma. pensiamo tutte le destinazioni immaginabili e inimmaginabili e, incredibile ma vero, arriva dal cok la propostona: serenella?? colgo la palla al balzo!! trasformare una giornata in falesia in una in parete!! grandissima occasione!! bene, che materiale abbiamo? scarsino, in effetti. va beh è una via sportiva, andiamo! sono le 13.. va beh è corta. andiamo!

così ci troviamo in val di scalve, a riempire gli zaini. partiamo con questo esemplare materiale: 18 coppie (ahahaha!) + 1 grigri e ghiera + 2 ghiere prestateci da un collega del cok che lavorarava nei pressi + 1 ghiera e un cordino trovati sul fondo del bagagliaio del fiestino + un cordino usato per legare il mio saccoa pelo + un cordino usato per attaccare all’imbrago la podeta. + due corde intere da 70 metri (!!!). e soprattutto.. + un casco del cai di lovere che è rimasto nel mio bagagliaio (attenzione!!) dai tempi in cui frequentammo il corso di alpinismo base + un.. casco DA SCI giallo!!
in ogni caso partiamo e ci inerpichiamo su per il ghiaione innevato, non senza difficoltà e problemi, come quello simpatico di avere i piedi completamente fradici e congelati. non abbiamo info sulla via, ci affidiamo alla memoria di quando ancora avevo la guida..troviamo l’attacco e ci sono non una ma ben 2 vie! occazzo. il buon cok però si ricorda che bisogna tenerela destra e ci evita inutili fatiche su quello che è probabilemtne un progetto che si arena lungo il primo tiro.

parto ed esce addirittura il sole! bella storia. dura abbastanza per farmi arrivare quasi sudato alla prima sosta, per poi scomparire per sempre. (siamo partiti dalla macchina alle 13, siamo pur sempre sul lato nord della presolana, anche se la via è esposta a sud est… ;D) procediamo con un paio di lunghezze veramente estetiche ed entusiasmanti, per arrivare al 4o tiro (su cinque totali). io mi ricordavo qualcosa come: roccia buona eccetto il primo tiro e un tratto lungo la 4a lunghezza. ma tocca al cok e me ne resto li appeso ai luccicanti golfari di sosta, a smaltire quel poco calore accumulato sul tiro precedente. il cok parte poco convinto e salendo perde al guadagnare dei metri tutta la sua convinzione. c’è una sezione marciotta e lui, da buon falesista, è super a disagio. inoltre, finita la parte friabile, inizia la parte dura. lo vedo parecchio provato appeso agli spit, al punto da propormi di salire io. devo ricorrere a tutte le peggiori tecniche sofistiche per convincerlo che continuare sia una buona prova per il suo autocontrollo e che così facendo supererà i suoi limiti e che è lui quello che scala il 7a in falesia e che sia la soluzione più rapida e almeno torniamo giu subito che al fa frech!! e fu così che il buon cok, ostiando, insultandomi, professando la sua fede per il falesismo e la roccia solida…, arrivò in sosta al tiro. (chapeau !!) salgo anche io non senza ragliare e non senza arenarmi sul duro. l’ultimo tiro mi ispira un casino ma non c’è verso di schiodare il socio dai golfari e mi tocca buttare le doppie. qua iniziano le comiche grazie al nostro abbondante e soprattutto adatto materiale: ma in qualche modo, dopo che il cok, a causa di problemi col suo artigianalissimo frenomoschettone da 4 rinvii attaccato alla sua longe da 6 rinvii, impiegò circa 45 minuti a completare la prima doppia, dopo che scendendo incontrai un moschettone a ghiera con un mezzobarcaiolo abbandonata a metà doppia e altre cose strane, dopo essere congelato un’altra volta in sosta, insomma, alla fine arriviamo agli zaini e finalmente posso mettere i miei piedi congelati.. nelle scarpe e calze ancora ovviamente bagnati fradici dalla neve!! merda. allora giu a corse fino alla macchina e aria calda sui piedi all’inverosimile. aria calda ma calda che alla fine andavamo coi finestrini aperti. aria calda che è una grandissima invenzione, altro che l’acqua calda!

ricapitolando la via a me è piaciuta un sacco! invece per il cok è stata la più brutta esperienza nella sua carriera di serial climber. il primo tiro è vero, ha il traverso un po’ delicato, ma a mio avviso super gestibile, il primo diedro è molto bello. i tiri centrali a me sono piaciuti molto e anche a lui: roccia ottima, ambiente super, movimenti molto estecii e linea logica! il quarto tiro pota, è proprio un po’ psico. si parte su roccia fantastica, poi ci sono alcuni metri di roccia parecchio friabile chiodati non proprio da azzero.. anche se non difficili sono parecchio delicati. poi c’è il duro che sono 3 metri dove la roccia è gia meglio ma comunque non proprio bellissimissima. l’uscita poi è su roccia ancora buona e c’è subito la sosta. l’ultimo tiro (ahimè) non l’abbiam fatto.

altre info sulla via: chiodatura ottima a spit nuovi abbastanza ravvicinati (s2), avvicinamento dal parcheggino dove c’è il caccia su dritto all’evidente pilastro del visolo che si vede bene coi sui strapiombi rossi scendendo dal passo, difficoltà 7a (6b obb), comunque c’è sulla guida del versante sud.

tutto sommato un ottimo ripiego, un’ottima alternativa al solito giro in falesia se siete in zona! certo, raccomando di astenersi ai falesisti particolarmente schizzinosi! :D

ps: a breve le foto che ho fatto con il suo i.phone. gia perchè quelli che hanno l’ifon fanno i fighi con le tipe però poi quando c’è da fare le foto non hanno le tasche e allora se vuoi mettere due foto sul blog devi far loro anche la photogallery.. (scherzo mat! :D) allenarsi.

here yuo are: (sono al contrario ma non c’è verso di invertire l’ordine se non caricandole una a una. quindi credo sia meno sbatti scendere in fondo e guardarle in su. :D)

let's jam. freddo ai piedi allucinante

let’s jam. freddo ai piedi allucinante

ancora lui e le goccce

ancora lui e le goccce

il moschettone fantasma

il moschettone fantasma

doppia a braccia

doppia a braccia

roccia super

roccia super

i nostri eroi prima delle doppie

i nostri eroi prima delle doppie

il duro, il cok e l'artificiale estremo.. aka resting

il duro, il cok e l’artificiale estremo.. aka resting

notare all'estrema destra detaglio di un blocco che si è staccato.. :D

notare all’estrema destra detaglio di un blocco che si è staccato.. :D

epic old style pic ahah!

epic old style pic ahah!

quarto tiro, inzio su roccia ottima

quarto tiro, inzio su roccia ottima

mola mia leù!

mola mia leù!

il cok sul tiro di seiccì abbastanza provato ma sorridente.. :D

il cok sul tiro di seiccì abbastanza provato ma sorridente.. :D

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ale duri

ale duri

partenza secondo tiro

partenza secondo tiro

è contento perchè ha visto la sosta a prova di bomba

è contento perchè ha visto la sosta a prova di bomba

il cok non molto convinto della roccia del traverso inizia a insospettirsi. :D

il cok non molto convinto della roccia del traverso inizia a insospettirsi. :D

questa era la prima foto quando ancora c'era il sole ma altervista dice che è l'ultima e non vuol saperne.

questa era la prima foto quando ancora c’era il sole ma altervista dice che è l’ultima e non vuol saperne.

 

 

 

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fame chimica a suo modo

 

 

te ne accorgi dalla fame. ti resta addosso, ti prende proprio nei tuoi bioritmi. una bella salita in inverno si fa sentire: oltre che devastarti fisicamente e lasciarti abbastanza distrutto il giorno stesso e dolorante nei giorni successivi, ti resta un buco enorme nello stomaco. e infatti eccomi qua a consumare quello che è il mio quarto pasto quotidiano: di solito verso le due, quando torno a casa e per routine apro il frigorifero, è allora che mi  accorgo che oggi è diverso. perchè non è più un cercare qualche ispirazione, un gesto abitudinario e svogliato: in questo momento va bene tutto. tutto mi sembra buonissimo. e allora apparecchio e via alle danze: mangio quello che trovo: polpette frutta yogurt formaggio pane e chi più ne ha più ne metta. e mentre mangio, piacevolmente avvolto dal silenzio che regna in casa nel pieno della notte penso al motivo per cui ho fame: perchè il cibo pesa nello zaino? perchè se ti fermi ti raffreddi? perchè sei sempre preso e non c’è tempo per fermarsi a mangiare? perchè in cima c’era un vento che proprio ti passava la fame? un po’ di tutto, e soprattutto perchè sei ciapato e a mangiare non ci pensi. poi ti mancano le energie, cacci giù qualcosa veloce e via di nuovo a fare, a andare a salire o a scendere. quando vai in montagna d’inverno di energia ne bruci, quindi meglio avere riserve e accumularne. :D

 

in questo momento la causa della mia fame è una bella salita in concarena: avevo ricevuto un sms del tito lunedì, mentre ero a torino, sul tram verso porta susa, per prendere il treno che mi riportava a casa. “domani vado in montagna se vuoi venire”. “pota, second te? ahah!” bene, fu così che, 4 ore e mezza di viaggio coi mezzi (tram + tram + treno + treno + tram + pullman) + 5 km e 40 minuti a piedi + un provvidenziale passaggio cammuffato da “andiamo a bere una birra” che si protrarrà fino alle 2, mi fecero tornare in quel di sovere. e dopo tre orette di sonno eccomi pronto all’appuntamento con tito e francesco, direzione? sommaprada di lozio. ci attendono tre orette (se non di più) di piacevole (ma abbastanza faticoso) avvicinamento in una bellissima valle, per arrivare alla base della parete nord ovest di cima bacchetta. l’idea originaria era di salire la linea del fulvio (mi è sembrato di capire che alla fine i capi tribù camuni gli abbian concesso il copyright) Bacchetta magica, ma troviamo condizioni un po’ diverse da quello che ci aspettavamo: quello che doveva essere un canale di neve sono delle placche lisce svase e improteggibili. così dirottiamo verso un canale adiacente con l’idea di fare giusto qualche tirello per non buttar via la giornata. ed ecco che invece con un paio di bei tiri di misto abbastanza sostenuti

tito sul secondo tiro

(più che altro per la difficoltà nel proteggersi) arriviamo (uso il plurale ma i tiri se li sobbarcano loro due!! :D) alla base di un bellissimo canalino di neve facile,

il canalino.. e me. terzo tiro

che da accesso all’evidente canale soprastante. facciamo ancora due o tre tiri e poi via, saliamo il canale che ormai spiana e ci porta dritti dritti in vetta

foto di vetta! :D

il vento è abbastanza violento e l’ora ormai tarda (abbiamo attaccato alle 15!!) quindi tempo di un paio di foto di vetta e via si scende. la prima parte della discesa è bella ostica a causa del vento che rende veramente difficile tenere gli occhi aperti. poi con 4 o 5 doppie (lasciate attrezzate) siamo alla base, giusto in tempo per iniziare a scendere godendoci un fantastico tramonto sulla pianura bresciana.

scendendo

arriviamo a valle alla luce delle frontali con le gambe pesanti, e belli assetati, oltre che, appunto, affamati.

una bella giornata nelle nostre orobie che al solito ci regalano un ambiente veramente super, e delle belle salite ingaggiose vicino a casa. kamunia rulez. :D

 

info sulla via: bella via molto logica a carattere invernale salita tutta con picche e ramponi. attacca nell’evidente canale sotto il grande tetto, appena a sx di bacchetta magica. da qui si traversa in leggera diagonale verso sx a prendere un bel canalino, poi su dritti per questo con un altro tiro di misto abbastanza sostenuto, quindi piu facile (si incontra una sosta di calata su sasso incastrato dove si può sostare comodamente) portano a un evidente canale piu ampio e facile, di neve con qualche semplice passo di misto, che si segue fino in vetta. qua sotto il tracciato. le soste di calata sono restate attrezzate (alcune doppie su un solo chiodo, check it out..), per il resto in via non c’è nient’altro. non facile proteggersi, noi abbiamo usato qualche chiodo oltre che dadi e friend. per il resto n.d.a.

per l’avvicinamento, da sommaprada raggiungere a vista la chiesetta, quindi su per la valle fino in cima (sentiero), quindi tenere la destra ed entrare nella grande conca, sulla dx si trova la parete (abbastanza evidente.. :D)

la linea di salita (mentre io scendo nella maniera piu rapida il pendio sotto la prete.. :D)

dove siamo saliti

 

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