spigolo della melodia, torre sprìt

 

 

Premetto che questa per me è stata l’unica uscita delle vacanze estive, e la colpa è, ahimè, prevalentemente mia: in primis perchè sono un po’ sfigato, e mi sono fatto male il primo giorno di vacanza; in secundis perchè il mio corpo cade a pezzi, e poi, soprattutto, perchè sono un pirla, e non ho la costanza di lasciar riprendere il mio corpo che già cade a pezzi. Insomma, in un mese di vacanza, sono riuscito a incastrare, in mezzo a queste lunghissime settimane di terribile sofferenza psicologica da astinenza da monti, soltanto questa bellissima salita. ma “pietost che nent l’è mèi piètost”, diceva un mio ex-coinquilino. :D

 

Tutto iniziò un grigio venerdì di sole splendente, grigio per me, che ero sul divano col ghiaccio sulla caviglia. Son li che guardo il cielo e vorrei scalare e decido che un tentativo potrei anche farlo. Mi metto d’accordo per una vietta avvicinamento zero in val di mello con andrea, ci becchiamo a morbegno e vietta al piezza, sbagliamo via e ne rifacciamo una che lui aveva gia fatto, va beh, poco male tanto quasi non se ne accorge finchè calandoci arriviamo all’attacco. :D

apericena al kundaluna, tenda in parte alla strada e il giorno dopo sbarchiamo (per caso) in zona engadina, dove prendiamo la prima falesia e ci scialliamo godendoci il panorama e l’arietta. 5 tirelli al plaun da lej e poi giu verso casa.

Scendendo sento il moneta e ci accordiamo per qualche giorno in the dolomites.

la partenza.
Non vedevo l’ora, quindi butto tutto in macchina, e son pronto. Arriva il socio e fa altrettanto e con un fiestino strapieno di roba, nonostante siamo solo in due, ci avviamo verso i monti pallidi, senza una direzione precisa.

Optiamo per la scelta strade statali, fuck autostrade, e senza fretta, tra una passo e una valle scoscesa, ci avviamo veso la destinazione, che, strada fecendo, decidiamo sarà l’agordino. Dopo diverse decisioni definitive crollate per motivi logistici, alla fine optiamo per la torre sprit, zona pale s.martino-agnèr, dormendo al bivacco c’è un’oretta di avvicinamento, che per la mia caviglia è ok.

Bagno nel lago della val del mis, abbondante cena alle 5 di pomeriggio a fianco della fontana dell’ultimo paesello, e poi saliamo tra le mucche, precedendo l’oscurità, al nostro bivacco, comodo e accogliente.

La mattina partiamo presto fes, ore 6.30 scattanti, troviamo subito l’attacco in un diedro super evidente, in comune con la via zanetti, dalla quale ci staccheremo alla seconda sosta e con la quale ci ricongiungeremo in alto.

la via.
Un paio di tiri quindi in questo diedrone che solca la parete, su roccia ottima e non difficil ici portano all’attacco vero e proprio, un travesino delicato che va a prendere la prima fessurina ostica: se la becca il moneta che la supera agile, nonostante la roccia ottima a volte bisogna tirare dei blocchi dentro nella fessura che sembrano un po’ precari, ma tutto sta su e passiamo bene. Il tiro successivo presenta un altro passo piu sostenuto, in una fessurina un po’ svasa ma supe proteggibile, quindi un magnifico diedrone, che, nonostante qualche lama suoni un po’ vuoto, regala una magnifica arrampicata e si lascia proteggere benone. In sosta trovo addirittura 3 chiodi. Un’allettante lama-fessura dritto su sarebbe invitante, ma la relazione ci dice di traversare e prendere un diedro a dx, ci fidiamo di manolo e con un bel traversino in discesa arriviamo alla base di un bellissimo diedro perfetto, (imperfetto solo per la sua brevità, con una divertente uscita fisica su ottime prese. Un bel ribaltamento mi porta a un terrazzino da cui inizia una stupenda fessurona offwidth improteggibile (con la nostra serie fino al 2. con un 4 o forse anche con un 3 si proteggeva bene). Salgo in dulfer convinto per un po’ di metri e finalmente il mio martello inizia a divertirsi e allestisco un’ottima sosta a cui mi appendo a cuor non proprio leggerissimo, ma che poi si rivelerà ottima. Si continua per la direttiva di questa fessura per una grande lama e poi per il diedro-fessura soprastatne fino a un pilastrino. Qua la relazione dice di attraversare a sx a prendeer un camino ma intorno c’è solo placca. Sopra una stringa di scarpe in una clessidra ci fa capire che di la non è la strada giusta, quindi mi fido della relazione e vado verso sx, alla ricerca del camino. C’è un chiodo, il che mi fa ben sperare, in seguito però, non riesco a raggiugnerer il camino e salgo sperando di traversare piu in alto. La roccia diventa parecchio delicata, e finisco a proteggermi in un pilastrino che crolla a guardarlo, quindi scalo in placca su tacchetine abbastanza scricchiolanti, metto due dadini psicologici e riesco a saltar fuori a un cengetta dalla quale arrivo nel famigerato camino-colatoio. Tre chiodi e recupero il moneta che riparte agguerrito. È in questo momento che a seguito di un blocco che gli resta in mano, una delle pecore alla base della prete inizierà aun belato straziante di agonia. :D. il camino continua diventando molto più caminoso e l’ultimo tiro si rivelerà essere super esposto e ingaggioso (IV+ lo da la relazione!!!) con contorcimenti degli dei migliori acrobati riesco a piazzare un paio di protezioni e saltar fuori da questo spettacolare e super arioso anfratto, raggiungendo il pratino- cengia dove ci si ricollega con la via zanetti. In sosta incontriamo luciano e luca, che hanno salito la via zanetti e hanno attaccato subito dopo di noi. Insieme saliamo gli ultimo quattro tiri che seguendo il percorso piu logico ed evidente, per una serie di diedri camini molto marcati, portano sulla vetta.

Siamo in cima verso le 16.30, dopo quasi 8 ore di arrampicata.

la discesa.
La discesa si prospetta complessa e abbastanza lunga, ma il mio compare l’ha gia fatta e siamo fiduciosi. Iniziamo a scendere salendo una placca ripida di III, e poi giu per roccette, tre doppie (contro le due da relazione) ci portano a uno spiazzo, risaliamo a una cengia erbosa e proseguiamo verso est. Giu per ripidi rati fino a una sella, canale di sinistra quindi finiscono gli omini e le informazioni. Le diverse relazioni che abbiamo parlano lingue sconosciute, e molto vaghe e non sappiamo proprio dove andare. Siamo in quattro e proviamo a valutare tutte le possibili alternative, risalendo anche di parecchio, ma della traccia neanche l’ombra. Visto il sopraggiungere dell’oscurità optiamo infine per provare a scendere il più possibile un canale ed eventualmente buttar doppie. Prendiamo questa decisione io e i due trevisani, mentre il moneta è disperso a cercar la via altrove e non risponde ai richiami. Fiduciosi che capirà la strada da seguire iniziamo a scendere disarrampicando il ripido e friabilissimo canale, lo scendiamo per qualche centinaio di metri fino a un salto, dove attrezziamo una doppia. Questo punto di non ritorno non possiamo superarlo senza il moneta, così fischio dopo fischio urlo dopo urlo, dopo una mezzoretta ci raggiunge e scendiamo. Ormai è quasi buio, ma sembra che sotto la situazione migliori. Traversiamo questo canale di antersasse iniziam oa scendere per ripidi prati senza una precisa destinazione. La situazione si fa sempre piu verticale, e a un certo punto mi scivola un piede, e cado di peso sulla mia caviglia già debole. Da qui in poi dovrò scendre faccia a monta trascinandomi giù, ma in qualche modo si può fare, l’importante è trovare la via. Arrivati a una pendenza eccessiva, avvolti nel buio della notte, parzialmente rischiarato da una luna brillante e chiara, facciamo una doppia da 60 su un albero che ci depositerà sui prati sottostanti, nei pressi di una strada abbastanza larga e ben tracciata. A questo punto siamo giù, salutiamo i nostri compagni che scenderanno in fretta fuino alla macchina per poi tornare a casa, e ci dirigiamo molto lentamente (viste le mie condizioni fisiche!) versio il bivacco che dista ancora un’oretta circa di cammino. Sorreggendomi su un ramo di pino trovato in giro riesco a procedere e, previa una pausa al fiume a reidratarci, verso le 11 e mezza siamo al bivacco. Nessun altro inquilino questa domenica sera, ci rimpinziamo un po’ di biscotti, visto che non mangiamo ormai da 18 ore e poi ci fiondiamo a dormire, ovviamente senza mettere la sveglia.

 

il rientro.
Il giorno dopo con tutta la calma e la forza di volontà scendo con le mi e gambe e lo zaino in spalla fino alla macchina e partiamo direzione casa, ahimè. pausa pranzo in val noana presso un ipotetico lago che non troveremo mai, a curiosare nel parco giochi di manolo, quindi via statali a manetta e passi di montagna fino in kamunia.

 

E poi ghiaccio, e pomata e antidolorifici e libri da leggere e libri da studiare e piogge d’agosto viste dalla finestra invece che prese in testa scendendo da meravigliose montagne. Ma questa è un’altra storia. E l’alpinismo è sofferenza. Anche sofferenza. E poi arriverà l’inverno e sarò di nuovo abile. Speròm.

 

 

ps:son due settimane che provo a caricare le foto ma wordpress sembra voglia continuare a farmi buttare ore al vento e non ne ho intenzione. quindi vi consiglio se volete fare un blog con immagini lasciate perdere wordpress; e se volete vedere le foto relative a questo articolo, son su fb.

il moneta sul traverso in discesa

 

 

Info tecniche

torre sprìt, spigolo della melodia, V,V+,VI-, (qualche sezione VI+) aperta da manolo nel ’78.

portare una serie di friend (fino al 3), dadi (molto utili!), qualche chiodo (noi ne avevamo una decina). Soste quasi tutte presenti ma da integrare (di solito c’è un chiodo), in tutto sulla via una quindicina di chiodi. Lo schizzo del de biasio è chiaro e funzionale anche se per certi versi un po’ impreciso (il camino segna un tiro, noi ne abbiam fatti 3 belli corposi).

Via molto bella, molto logica, su roccia quasi sempre compatta e ben proteggibile. Consigliata.

 

Per quanto riguarda la discesa invece NB noi avevamo: relazione del rabans, del de biasio e gli altri quella dei monti d’italia, e non sono bastate! La migliore delle 3 in ogni caso era quella della guida cai tci dei monti d’italia. Saremo cretini noi indubbiamente ma l’orografia della zona è assai complessa e le descrizioni difficili da dare e molto imprecise, specie dove necessario. Nessuno fornisce uno schizzo, che sarebbe invece molto utile. Omini ce ne sono al’inizio ma sotto dove servono maggiormente scompaiono (probabilemnte proprio perchè nessuno sa dove andare di preciso e non li fa!). noi ci abbiam messo alcune ore, contro le 2-2.30 relazionate.

Pubblicato in alpinismo, roccia | Commenti disabilitati su spigolo della melodia, torre sprìt

maria vs pantagruel

Riesco solo ora, bloccato dalla mia caviglia, a sedermi e scrivere di un paio di belle viette che sono riuscito a incastrare negli impegni universitari del mese di luglio.

pantagruel.
La prima è la via pantagruel, sulla sud delle petit jorasses. Una via sportiva di piola, del ’93 se non sbaglio. Facciamo comitiva con ava e ed, due milanesi che erano venuti al raduno bal, e un altro ragazzo romano che ci raggiungerà la sera. Loro tre andranno a fare la bonatti. Partiamo il sabato, e per il dopopranzo siamo a courmayeur. Per me è la prima volta nel gruppo del bianco, come anche per lore, e così il tito spiega ai nostri occhi affascinati i profili dell’integrale, i piloni, la vetta eccetera. Quattro orette di marcia, neanche, e siamo al gervasutti, il nuovo bivacco super tecnologico, dove il wifi funziona davvero bene! Siamo in 12, capienza max del bivacco, ma si sta abbanza comodi, non fosse che i letti son parecchio duri.. ma è un bivacco via! Attacchiamo insieme alla bonatti e poi staremo sulla destra del diedrone, seguendo una bella sequenza diedri di roccia spettacolare che sale in obliquo verso destra. La via è tutta sostenuta e anche i tiri di 6b sono belli tosti. La chiodatura è ottima dove serve, soste a spit e per il resto integrare abbondantemente a suon di dadi e friend sempre ottimi. Sul secondo tiro già mi perdo: manca una sosta, che la guida segnava e invece probabilmente è da attrezzare a friend. Non sapendo dove andare mi invento un traversino delicato su roccia non proprio ottima, sosto su friend e il tito mi raggiunge e rientra riattraversando più in alto a riprendere il diedro principale. In cima al diedro un traversino delicato riporta sulle placconate a fianco della bonatti. Qui una bellissima fessurina di dita non difficile porta a una sezione più placcosa dove un paio di tiri sempre sul 6b/6b+ belli delicati non fanno abbassare la guardia. Tra i due c’è il primo tiro di 7a, che il è un bulder proprio sopra la sosta, protetto da uno spit. Il tito lo passeggia con un tallonaggio e un lancio a tenere un bordo svaso degni del buon sharma a maiorca. (io tirerò come un dannato lo spit faticando anche ad azzerare!) Una sezione più appoggiata ci conduce alla base di un bellissimo diedro che probabilmente era di un’altra via, ma riusciamo a tornare sulla via originale giusto in tempo per i tiri duri della parte alta. Il 7b è un bel tiro di movimento e continuità, ma il passo duro è una placca super liscia dove bisogna spalmare sul liscio e leggermente strapiombante con le mani su quelli che sono probabilmente i buchi dei cliff usati in apertura. Il 7a sopra invece è tutto tecnica e movimento, non particolarmente difficile (viene a vista a lui, chapeau e anche a me da due..) fatti salvi un paio di passi delicati: un passo in traverso poco dopo la sosta protetto da un friendino non troppo rassicurante, e un ribaltamente delicato in alto. Un ultimo bellissimo diedro di roccia assai lavorata ci porta sul terrazzino sommitale, dove incontriamo i simpatici piemontesi conosciuti al bivacco che facevano la bonatti. Dei nostri soci non c’è traccia, li incontreremo calandoci che erano appena poco sopra la cengia, si caleranno senza raggiungere la cima. Discesa comoda sul ghiacciaio che è bello chiuso e poi giu trotterellando fino alla macchina, dove dovremo aspettare gli altri (con le chiavi della macchina) per un paio d’ore. E poi via verso casa, io arriverò verso le 2 di notte, ma tanto il lunedì non dovevo alzarmi per andare al lavoro. :D

info: petit jorasses, pareete sud, pantagruel 450m 7b (6b+ obb)
attacca insieme alla bonatti e va a dx dopo qualche metro, evidente.
noi abbiamo usato la relazione del bassanini che è ok.
a parte la s3 che non c’è e va fatta a friend tutte le soste ottime a spit con maillon di calata.
Diversi spit in via ma tanti tiri da attrezzare in toto.
Portare una serie completa fino al 3. (molto utili i micro!! (0 e 00 anche doppi a piacere))
discesa in doppia dalla via.

maria.
decisione al volo venerdì sera causa altri piani saltati: ritrovo alle 5 a gussago, si va in brenta, io il tito e la giuly, qualche idea su cosa fare ma niente di più. (ero li sul treno che mi chiedevo: potremmo andare in brenta, e mi chiama il tito proponendomi esattamente lo stesso programma che avevo in mente, bellastoria!) Salta quindi il mio programma per il venerdì sera (anche perchè arrivo a casa alle 00.30 da torino) e quindi via, un paio di ore di sonno e si parte direzione campiglio. Maciniamo la strada fino al brentei ammirando il pian di neve, che da qua si mostra in tutta la sua bellezza, e ,visto che è ancora prestino, decidiamo per affrontare il crozzon: partiamo direzione supermaria! Arriviamo all’attacco e io sono già abbastanza provato dalle 2 orette di sonno e dalle 3 di macchina e dalle 2 di avvicinamento, ma non si molla un cazzo, la parete è super alletante e la roccia sembra super! Parte il tito, su una bellissima fessura ondulata molto verticale e molto fisica che già ci da un’idea del sesto del salvaterra. Io e la giuly seguiamo con gli zaini belli carichi. Il tito entusiasta riparte all’istante, e alla fine si tirerà tutta la via, mentre noi dietro ce la godremo bellamente a fare i clienti! Un po’ di tiri più tranquilli e di conserva su roccia sempre ottima ci portano sotto i mega gialli che incombono maestosi, qua si inizia a fare sul serio! Il primo tiro duro è un traverso spttacolare, super esposto e tutto leggermente strapiombante su ottime prese, qualche sporadico chiodo e molto da integrare, ma la roccia si presta offrendo clessidre e fessure. Altri due tiri belli sostenuti sul sesto, chiodi sempre sporadici, soste ottime ma abbastanza scomode. Arriviamo al primo tiro duro, la sosta è su tre chiodi ma appeso nel vuoto diciamo che l’aria sotto il culo si fa sentire. Il tito parte deciso, sale un attimo, poi scende perplesso: piazza un ottimo tricam (impiegherò un quarto d’ora a toglierlo!!) in parte al chiodo bomba che protegge il passo, quindi torna su e si passeggia le tacchette dela passo chiave con tutta la tranquillità conferitagli da quel tricam (livello! ;D). il tiro continua prendendo una bellissima lama, sempre su roccia super. La via supermaria continuerebbe su dritto nelle placche, ma si sta facendo tardino, ci sembra meglio seguire una cengia verso sinistra, molto piu logica, che probabilmente è la via maria, originariamente seguita da salvaterra. Galoppiamo a una velocità supersonica e diciamo che il peso degli zaini sulle nostre spalle si fa sentire, ma il tito è leggero e non sente ragioni! Così procediamo in modo che il tito sale da uno, recupera la giuly che va su diretta, mentre io salgo più piano togliendo i tricam e aggeggi vari: così mentre io arrivo arrancando il tito già può partire. Con una traversata di svariate decine di metri in orizzontale, anzi, un po’ su un po’ giù, mai troppo protetta e quindi non proprio tranquillissima per noi che arriviamo da dietro ;D, raggiungiamo un catino più appoggiato, di roccia nera spettacolare, dove saliamo alcuni tiri secondo me da antologia! Dei tiri con passi in strapiombo di difficiltà mai superiore al quarto grado su roccia sempre perfetta a maniglioni e super proteggibile! (Poi dicono che in dolomiti la roccia sia mediocre… )Seguendo il facile ci spostiamo di nuovo a destra e finalmente sbuchiamo in cresta. Abbastanza provati dagli 800 metri di parete e dal peso degli zaini, ci avventuriamo su per la cresta, alla ricerca del bivacco. Sono l’unico ad essere già stato da queste parti ma ero arrivato nella direzione opposta, facendo la via delle guide: adesso è tutto diverso e non ho molto idea di come raggiungere il bivacco! Ma proprio quando iniziamo a dubitare della sua esitenza eccolo che salta fuori dalla nebbia e ci accoglie con le sue provvidenziali coperte bucate ed umide!! bona c’è ancora chiaro e siamo in vetta al crozzon, abbiamo raggiunto il nostro albergo e possiamo gustarci il tramonto tra le nebbie della sera! Una mega cena a lume di frontale e buonanotte a tutti. Che spettacolo! La mattina ci svegliamo e fa un freddo allucinante (grazie anche al mio azzeccatissimo abbigliamento tecnico a base di pail da boscaiolo e pantaloncini corti.. :D), così dopo una furiosa colazione ci avviamo verso valle, serie di doppie, cengia, cerca le altre doppie, chi le trova prima vince (vinco io quasi a parimerito ;D) altra serie di doppie strapiombanti sotto una cascata, cengia detritica, scatoletta di tonno rotta nello zaino e conseguente seconda colazione salata, altra doppia nella terminale sotto cascata, nevaio coi pantaloni corti e via nel caldo torrido (non va mai bene niente!) fino al brentei, dove ci accoglie il coro brenta con una performance interessante. E ascoltando le canzoni che si perdon tra laverticalità delle pareti, ci gustiamo una birrozza, guardando distaccati la parete dell’orso bruno: avevamo (leggi la giuly aveva) una mezza intenzione di scalare da quelle parti oggi, ma viste le condizioni fisiche mie che non sono allenato, del tito che si era sparato tutta la via da uno ieri e due giorni prima tutta la lomasti al piccolo mangart, la giuly purtroppo, rimasta da sola, no può che adeguarsi a questi svogliati bergamaschi e rinunciare alla sua via di 7a obbligato. Trotterelliamo giu fino a vallesinella e ci accodiamo ai milanesi che senza fretta alcuna tornano verso casa, dopo aver fatto il lor week end in montagna.. come noi d’altronde…

 

 

info: crozzon di brenta, parete nord, via maria,
e.salvaterra and co nell’87 (diglielo al tito.. ahah!)
800m+150 di cresta, VII
quasi tutte le soste presenti fino al traverso di maria,
in via qualche chiodo (non molti comunque) roccia sempre ottima
portare una serie di friend, qualche kevlar, tricam consigliati (non indispensabili ma utili! ;D)
discesa doppie lungo lo spigolo nord non proprio easy da trovare, sicuramente meglio farla col chiaro e con calma. Bivacco ottimo, 4 posti letto, coperte.

Pubblicato in alpinismo, roccia | Contrassegnato , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su maria vs pantagruel