la madonnina in via mala

era un piccolo grande sogno.

ma mi aveva quasi insegnato la pace zen dell’accettazione.

fare cascate nel 21esimo secolo è così. devi essere moolto flessibile.

devi imparare a rinunciare se non vuoi – e io no, non voglio – ritrovarti tra la ressa in val paghera, e rischiare la vita per chi ha comprato un paccheto di wekeend adrenalinico e non sa, ne si immagina, neanche vagamente che le cascate si sciolgono d’estate e si congelano forse chissà l’inverno.

devi essere pronto a ravanare, di più, ogni anno che passa, per allontanarti dalle strade battute, se vuoi assaporare di far ghiaccio con la pace intorno, se pensi che tutto questo abbia un senso in un ambiente montano, ossia con il silenzio e l’armonia, e magari la compagnia di qualche selvatico.

e poi devi anche essere pronto ad accettare che il freddo ormai è sempre più un miraggio, e certe cascate, che avevi sognato di salire, magari non si formeranno magari mai più, o quasi. almeno nel lampo di tempo per il quale passiamo tra questi lidi terrestri.

la madonnina in via mala, l’avevo ormai categorizzata così. come un picolo sogno, che aveva senso che restasse sogno, e per il quale non potevo fare nulla. insomma, avrete capito ,che invece alla fine, regalone, è bastato qualche giorno di freddo e lei, magica è riapparsa. per pochi giorni, qualche manciata di ore.

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la prima volta che ne avevo sentito parlare era stato da Ugo. avevo 18 anni, eravamo in Norvegia a sciare.

ero finito lì forse un po’ anche a caso, poco ancora avevo a che fare il mondo dell’alpinismo, anche se da poco avevo inziiato un po’ ad arrampichicchiare. però ecco, sicuro quei giorni hanno catalizzato la mia immersione.

i miei sci erano stati per anni in uno stanzino. ce li avevo sbattuti a 13 anni, stufo del rigidume degli allenamenti per l’agonismo, di un mondo che non mi apparteneva. mi ero dedicato allo skateboarding, disciplina randagia, molto più punk, che meglio si sposava col mio carattere. quindi, a 18 anni, ad accettare la proposta di mio padre di accompagnarlo a scoprire la neve nelle terre del nord, era stata più la curiosità che altro. però ecco, mi aveva stimolato a recuperare delle pelli e imbarcarmi.

e lassù, tra un’aurora boreale e un pendio innevato, ugo e franz, nostre guide, che avevano portato anche picche e ramponi, erano riusciti a infilare una scappata a far ghiaccio. quella cosa mi aveva incuriosito molto, inutile dirlo. e alle mie domande incalzanti a Ugo, a un certo punto, saltò fuori questo video. (link) di loro che salivano sta roba, con le becche ricurve, senza ribattere un colpo, e con sotto il dezzo infervorava.

inutile dire che restai abbastanza shockato.

quel video l’ho rivisto tante volte. e mi ha sempre trasmesso un gaso non da poco. l’inverno successivo mi sono iscritto al corso di ghiaccio e poco a poco questa perversione per il verticale è diventata parte della mia storia. e in qualche modo ,la madonnina la guidava dall’inizio. però ecco, non la vedevo una cosa concretizzabile, in primis soprattutto per la difficoltà, poi anche e comunque per le temperature.

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andavo ogni tanto a curiosare, ma niente non si formava poco più di qualche bava.

un anno un po’ freddo, addirittura, avevo convinto Piter, il mio socio storico, ad andare a provarla. eravamo arrivati lì, guardato giù. qualcosa c’era anche di ghiaccio. avevamo guardato giù e me lo ricordo come fosse ieri quel momento…

l’effetto che ti prende lo stomaco quando ti sporgi da quel muretto è rimasto lo stesso, di quando mi sono sporto nelle scorse settimane!

però ecco, ci siam guardati. avrei dovuto tirarla tutta io, i patti erano chiari. ma per me era decisamente fuori dalla comfort zone. insomma, non era cosa. remi in barca, eravamo andat ia fare quattro tiri al sole. e il sogno era rimasto lì.

si è formata qualche giorno un anno (2018 forse?) , in cui vivevo a siviglia, ma non era fattibile prendere un aereo apposta.

insomma, sembrava proprio che la via mala ormai fosse cosa del passato.

quest’anno ha fatto quasi 10 giorni (no dai forse 8) di freddo. sono andato su 3 volte. chilometri su chilometri da aggiungere a tutti quelli che già faccio. ma questi pesavano meno, molto meno. pota (concedetemelo, non riesco a cancellarlo questo pota), qualcosa c’era. magrina magrina, ma qualcosa c’era. ok ma quindi?

andavo da solo, a fare i miei giretti. non avrei saputo chi ingaggiare. non ho compagni particolarmente gasati in questo periodo e nessuno che voglia ingaggiarsi particolarmente. quindi forse era anche un po’ masochistica come cosa. però bo, la spinta del gaso a volte ti fa fare cose, senza troppo ragionare, e per fortuna. insomma, già solo stare li e guardarla, e rodermi il fegato per non avere il coraggio, ma già mi faceva stare bene. mi a,maliava, mi faceva stare lì. bo. ad ammirare la grandiosità, ad assaporare la meraviglia. è proprio una meraviglia della natura sta cascata. e ti fa sentire veramente una formica, minuscolo. proprio come dice arthur brooks (articolo). ed essere minuscoli è bellissimo. ti fa stare bene, per un attimo ti disintossica dalla visione superomistica che permea ogni granello della società.

quindi bo andavo là, la guardavo, stavo li un po’. che non prendono neanchei telefoni quindi si sta troppo bene in via mala. poi venivo via e la mente viaggiava. chissà se ci avrei mai messo sopra le mani.

poi una serie di fortunate coincidenze ha fatto in modo che insomma ci siamo andati. mi ha chiamato il lunedì sera alle 9 il luca a dirmi, beh domani quindi?

ci eravamo incontrati li in via mala la domenica dove noi ci eravamo accontentati di fare un po’ di moulinette sotto la strada. che solo di questo ero già felicissimo. si avivcinava molto al sogno di scalare li su ghiaccio. corda non corda, pochissimo per me importava. ero liggiù nella gola. con la madonnina lì a fianco, che ci guardava. era stato bellissimo. alla fine della giornata, noi brocchi che facevamo moulinette e loro che erano li a provare una candela durissima, eravamo finiti a bere una birra insieme e così tra il serio e il faceto ci eravamo detti, beh dai allora martedì…

ma poi bo, sai, la pigrizia, il timore.. insomma, io avevo messo via l’idea.

e invece sono ucito dalla doccia e ho visto sta scritta luca ducoli sul mio telefono e bo, ho iniziato a cagarmi addosso ahah! :D tutto era già cristallino. io avrei fatto il cliente per una volta, bella storia! ahah! e così siamo andati.

era parecchio che qualcosa non mi metteva così in soggezione. forse era tutto il pregresso, non lo so. forse davvero la verticalità che c’è in quel posto? comunque via siamo tornati sulle tracce del mio sopralluogo, giù le doppie. dall’emozione sono anche riuscito a incastrare una corda, così me la sono pure potuta scalare due volte ahah! il muro pisciava, ma c’era una linea perfetta, asciutta, con ghiaccio bellissimo, tutta a cavolfiori. bo. forse ero un po’ nel mio trip, comunque è stato bellissimo.

mettere le mani su quel muro. avevo già messo via l’idea e invece eccomi lì, che guardavo i piedi e sotto c’era il dezzo. ed ero li su sto muro verticale a cavolfiori incollato su sta parete di roccia, dove o sali o sali. che spettacolo! il socio se l’è passeggiata con non-chalance, io l’ho seguito con l’esaltazione di un bambino che va a gardaland la prima volta.

sono rimasto gasato per diversi giorni. diversi giorni in cui poi chissà, magari si sarà sciolta o magari sarà crollata o magari è ancora lì. però intanto noi ci eravamo andati, a gustare l’effimero ,a goderselo.. que bien!

[per info, il luca è pure tornato con suo papà il giorno dopo! –> levell!]

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chiudo con una piccola riflessione: parlando con ste, alle prese con il documentario (coming soon, stay tuned!!), ci chiedeva come vedssimo, e se in qualche modo fossimo stati influenzati, dal nuovo mattino nel nostro andar per monti. lui, che dell’alpinismo è abbastanza estraneo, ne aveva letto facendo ricerca sulla documentaristica e ci chiedeva cosa fosse e cosa significasse oggi sta cosa.

leggendo l’AI overview, anche se scritta da un umano, il nuovo mattino era l’uccisione della vetta in favore del gioco. quindi un occhio estraneo potrebbe dire beh, quindi l’arrampicata sportiva, ossia il falesismo, è l’eredità del nuovo mattino. beh in qualche modo potrei anche essere d’accordo.

però ecco, vendendo quanto stavo bene dopo aver messo le mani su sta cascata (con la corda ben tirata dall’alto, cosa che quindi resta comunque un sogno, e motiva a tornare a fare sopralluoghi! :D), pensavo proprio a sta chiaccheira che avevamo fatto. basandomi non tanto su fatti storici, ma su una mia interpretazione, basata su qualche sporadica lettura e intervista ascoltata: la rivoluzione concettuale che il nuovo mattino aveva portato era, secondo me, un’altra. aveva spostato il focus della ricerca alpinistica: da “quello che la società si aspettava da un alpinista”, a un qualcosa che invece uno sentiva dentro e sognava. da un traguardo da raggiungere, oggettivo, determinabile, a una condizione puramente sfuggevole ed eterea di raggiungere un’idea balzana.

la società prima si aspettava la conquista eroica delle vette, li invece i regaz iniziarono a ingaggiarsi per superare dei problemi difficili su strutture di bassa valle. che era qualcosa che gli dava gaso, punto. lo facevano per loro, e per nient’altro, perchè appunto, la società non valorizzava quella roba. sentire un incastro, come sentirsi solidi per qualche istante in equilibrio su una slack. cercare questo. roba nella nsotra testa, non dimostrabile, non misurabile. questo per me è il vero messaggio e la vera forza.

oggi, nella società dei social media, il falesismo, ma anche l’alinismo mainstream, è diventato pura performance. grado, chiudere, visulizzazioni, like, tempi. ecco, questo è invece il contrario di quello che ottenevano i pionieri del nuovo mattino, che invece godevano, penso (torno a dire, mia totale interpretazione) a starsene là cacciati nelle valli piemontesi, sotto un sacco o in cima al caporal, a guardare e godere della meraviglia, della linea che avevano scalato e dell’ambiente che avevano intorno.

ecco, per rispondere a ste, mi sento che mi ha lasciato qualcosa il nuovo mattino? se la risposta è sì, voglio che mi abbia lasciato questo: la capacità di continuare a sognare obbiettivi che non sono per niente guidati dalla performance (l’ho salita da due sta cascata!!), ma solo dal sogno. di essere lì. di starla scalando. di aver ascoltato e atteso. e godere di questo.

a volte si parla a sproposito di etica. forse lo sto facendo anch’io in questo momento. però devo dire che da alpinisita romantico e un po’ radicale, se le cose no le faccio come le sono immaginate spesso mi danno molto poco, anzi, do solito non le faccio proprio. certe salite penso vadano fatte in un certo modo, e il come ha un’importanza fondamentale. ecco, questo giro ho scalato con la corda dall’alto, ma per me era accettato: bastava non lasciare traccia, ovviamente, ma per il resto per me qua i sogno era solo scendere laggiù. essere lì per qualche minuto. e scalare.

non c’era ombra di performance nel mio sogno. di dimostrare niente a nessuno. solo il voler provare a immergersi, a stare, a essere. e il godimentoche ne ho tratto rispecchiava ciò. che bello scoprirsi un po’ immuni a volte da questa tendenza imperante alla prestazionalità!

siamo scesi là sotto, abbiamo scalato, ne siamo usciti. è successo? potrei essermelo inventato. non cambierebbe nulla a nessuno (a parte a noi) e nessuno potrebbe mai saperlo. la vittoria dell’effimero. non è meraviglioso?

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Torre grigia del cristallo, tra tracce ed intuizione

s3: fare cose e sostare soto una serie di placche che conduce alla vetta.

s4: attaccare direttamente la placca (chiodo), con difficoltà salire circa 10m, poi obliquare a dx a uno spuntone e sostare.

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diceva qualcosa del genere la relazione. non parlava di fessure. per me invece bo, un chiodo in mezzo a una placca, me l’ero immaginato in una fessura, e quindi bo, così, cerchi una placca con una fessura.

perchè alla fine da ste relazioni poi la fantasia parte e galoppa, e ogni testa si immagina una cosa diversa. e quindi per me doveva esserci una fessura, e una fessura l’ho trovata. chiusa, muschiosa, ma proprio in mezzo alla placca.

all’apparenza senza il fantomatico chiodo. ma sì dai, su là nescosto nel muschio ci sarà!

però poi, qunado è tempo di partire su quella fessura e su quella placca.. mmm.. bo. sembra tosta. salgo un poì a dx he riesco a proteggerm iin un diedrino, poi torno giù.. voglio solo scavallare sta costoletta e curiosare.. giusto proprio per togliermi tutte le altre opzioni prima di cacciarmi su sta fessura chiusa che già lo so come va a finire a ostie..

scavallo oltre e cosa trovo…?

una fessurina perfetta, regolare pulita, fantastica!! come in adamello davvero è una rarità! e sale qualche metro, e poi entra in un diedro e continua per diversi metri, forse 10 forse 15, tutta libera, e perfetta. un’autostrada!!

che regaloni a volte che ci regala la roccia. stento a crederci! su a corse! spettacolooo!!

è una linea super logica, sale lo sperone dritto per dritto. non ci penso neanche un istante, sota!

si chiude, poi nasce una lama fessura e regala un’altra decina di metri di godimento assoluto.

poi finisce. su una lametta che sembra solida, ma suona un po’ vuoto. davanti placca lichenosa ma lavorata. un po’ appoggiata ma senza possibilità di proteggersi. bo. metto un ciodo? mi fido del verdino totem laggiù e vado verso l’incognito? lo spigolo là a dx non sembra male..

ci penso un po’. alla fine vado, verso l’ignoto, con la fiducia che solo il gaso può darti. passetti corti, ponderati precisi. un’eleganza che solo un tot di metri sopra il chiodo viene fuori…

arrivo a una piccola concavità, sbircio dietro nella speranza ci sia un buchetto per un friendino.. niente da fare. avanti. ormai sono partito. e si va. spigolo, su i piedi.. vedo una fessurina! woow! ancora un paio di metri, salgo a cavalcioni, bluino bd, lo caccio, si rompe la lametta! ostiass! provo un pezzetto sotto, suona bene, il friend sta.. yeah!

ancora qualche metro di fessurona e salto su un terrazzino dove si fa sosta da re e si vede la cima, li sopra! figata totale.

mentre recupero penso.. ma chissà però.. quel chiodo.. e il buon pericle sacchi.. dove sarà passato?? boo! avrà avuto la curiosità di sporgersi e vedere ste fessurine spaziali? non credo, la relazione dice tutt’altro! ma allora dove cazz..? boo! e chissà se qualcun sarà mai passato da ste parti! dubito, penso tra me e me! però chissà!

la sera al rifugio scurioso e forse la trovo.. ginseng! vietta dei gloriosi anni 80, che dice che nell’ultimo tiro risale le splendide fessure fino in vetta! sarà lei? boo!

però ecco. queste righe erano per dire: che bello! che bello non sapere! magari erano già passati, magari no. in ogni caso, la gioia di sporgersi e vedere la fessura, averla trovata, fuori da ogni aspettativa! e salirla godendone ogni incastro, sucandone ogni piede, sudandone ogni appoggio. angosciandosi per ogni centimetro verso l’ignoto e gioendo per esserne uscito!

che meraviglia aver avuto la fortuna di poterlo fare! e se qualche anima esploratrice era già passata, a lei tutta la mia gratitudine per non avere lasciato traccia, per aver lasciato la via pulita intonsa, così, esattamente come l’avevano trovata (anzi, chissà, magari oggi pure un po’ più lichenosa!).

questa è la meraviglia di chi scala leggero e trasparente, di non lasciare traccia, di lasciare ai ripetitori la gioia di scoprire e di trovarsi la strada, di osare e di sperimentare! erano avantissimo! grazie!!

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tutto questo cinema, per dire che sta vietta alla torre grigia del cristallo, è una chicca veramente meritevole! una di quelle che sulla carta il celodurismo instragrammiano non ti farebbe neanche degnare di uno sguardo, in quanto si tratta di 4/5 tiri di max V+. invece è un gioiellino, di roccia stupenda, in ambiente grandioso.

è la classica alla torre grigia del cristallo. relazione ottima sulla guida dell’edo, non aggiungo altro, se non di provare la variante finale se la trovate.. :D difficoltà intorno al V grado, qualità intorno alle 5 stelle.

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visto che effettivmaente su ATHT non c’è, riporto una versione striminzita della relazione (che poi ,voglio dire, dop oquanto sopra, ovviamente l’invito è andare a farla senza relazione ahaha! :P)

L1: si attacca nell’evidente diedro canale, c’è pure l’ometto che la indica! salire dritto una 35/40m, c’è un ciodo sulla dx circa a metà, poi rimontare su muschio e sostare su speroni suun palcchetta sulla dx, in direz spigolo.

L2: si sale proprio lo spigolo drito per dritto, lichenoso ma bello aereo su lame. poi si abbatte, andare su dritto per il logico.

L3. si scavalca a sx a prendere un bel diedro fessurato di qualche metro, poi si abbatte e si segue su per il logico a superare dei grandi lamoni divertenti.

L4: o cercare il ciodo nella placca di qui alla prima riga, oppure vi sbizzarrite a provare la variante ginseng. in questo caso si arriva a sostare su un terrazzino comodo a pochi metri dalla vetta.

L5: di qui saltare a sx e brevemente alla vetta

Discesa: o tirate su per creste verso la vetta del cristallo, scnedendo dal passo crsitallo, oppure, più sbrigativa, giu a piedi dal canaletto erboso davanti a voi fino alla pietraia, quindi tenere la dx fino al passo di plem, che è il punto piu basso della cresta verso il corno del lago. si sale all’intaglio scalicchiando poche manciate di metri, di là invece una doppietta o due corte corte sono l’alternativa a tirare del vecchio fil di ferro presumo dei tempi della guerra, a voi la scelta. da li indietro al tonolini

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